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L’Agorà: Perdere l’onore per il troppo rigore

 
Nino Plano
Nino Plano
12 marzo 2010 - 14:03

Chissà se nel 27 A.C. il console e generale romano Marco Vispanio Agrippa, grande amico dell’imperatore Ottaviano Augusto, quando decise di edificare a Roma il “Tempio di tutti gli dei”, il Pantheon, avrebbe mai immaginato che questo luogo, depositario di oltre duemila anni di storia, dove – narra la leggenda – Romolo il fondatore dell’Urbe, alla sua morte, fu preso da un’aquila e portato in cielo fra gli dei, sarebbe stato la scena di un misfatto atroce e imperdonabile, quanto stupido e irritante.

Un gesto che uccide 2000 anni di storia, di grandezza, di civiltà. Roma è sicuramente l’epressione più alta della stirpe latina. Con Roma abbiamo dato al mondo ordine, civiltà, arte, organizzazione. Roma caput mundi. E solo a Roma poteve essere edificato “Il Tempio di tutti gli dei”, che fu di Giove e Apollo,ed ora del nostro Dio. Un posto sacro a tutti.

Un luogo di culto dove viene consentita, come in tutte le chiese, l’esecuzione di concerti di musica classica. E proprio un concerto si stava tenendo giorno 5 marzo nelle ore pomeridiane; per la precisione erano di scena il quintetto d’archi russo Bach Consort che stava eseguendo musica del nostro Vivaldi per la felicità di 500 spettatori estasiati dalla musica italiana ma soprattutto dal contesto in cui essa veniva eseguita.

Sentire i violini russi al Panthen non è come sentire, con tutto il rispetto, il coro del paese alla Chiesa madre. Non fosse altro perchè queste occasioni sono veramente uniche.

Ma quando mancavano pochi minuti alla fine della permofance dei talentuosi violinisti russi, invece di assistere all’orgasmo collettivo intellettuale-storico-musicale che avviene alla fine di un grande concerto, i poveri spettatori prima e gli increduli tele-web-spettatori dopo, hanno assistito ad una scena che nemmeno Pirandello avrebbe potuto pensare per una sua commedia dell’assurdo.

Mentre i russi scaricavano adrenalina dai loro violini, una signora minuta e dimessa si avvicina al cordolo rosso che separa i musicisti dal pubblico, lo scavalca con fiero cipiglio, tipo donna delle pulizie seccata dal padrone di casa che è sempre in mezzo ai piedi, e comincia ad agitare le mani mimando il segnale di stop. Stop. “Dovete finire di suonare perchè sono le 18.00 e dobbiamo chiudere”: era la custode del Pantheon. I musicisti dovevano suonare ancora qualche minuto ma la solerte custode ha detto Stop, e lo ha detto meglio del Big Ban. Dovete finire, ve ne dovete annà.

Per carità è possibile che la signora avesse degli improrogabili impegni personali di vitale importanza (tipo andare a vedere l’ultima puntata del Grande Fratello), è possibile che a monte di tutto ci siano problematiche sindacali od organizzative, che la responsabilità non sia tutta di quella povera custode che forse non si è nemmeno resa conto di quello che ha combinato nel luogo dove è sepolto Raffaello e qualche Reale, dove l’arte si sente a casa, dove la cultura si respira a pieni polmoni, dove il mondo transita ogni giorno con milioni di turisti che muoiono dall’invidia perchè l’Italia ha avuto tanto dalla storia.

Eppure alla signora custode non è importato niente di Agrippa, dell’imperatore Adriano, di Raffaello, di Vittorio Emanuele, della vergogna che ha fatto provare ai milioni di italiani sparsi nel mondo e che su internet hanno visto la tremenda scena che ci ha ricoperto di ridicolo.

Alle 18 si chiude. Punto e basta.

Vedere quei poveri e increduli musicisti russi interrompere Vivaldi su ordine della signora custode è stato peggio di perdere la finale con la Francia. Solo che quella volta abbiamo perso, con onore, ai rigori.

Stavolta abbiamo perso, per il troppo rigore, senza onore.



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