Rifiuti: l’ARS approva la riforma degli ATO
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Redazione |
25 marzo 2010 - 00:17 |
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Ridotti da 27 a 10 gli Ato, ambiti territoriali ottimali, uno per ogni provincia, più quello per le isole minori. I nuovi Ato delimitano i territori di competenza e non rappresentano più gli enti gestori, come prevedeva invece il vecchio piano dei rifiuti. La gestione passa alle società di regolamentazione del servizio di raccolta dei rifiuti (Srr). Si tratta di consorzi fra comuni e province sotto il controllo della Regione. La gestione dei rifiuti non poggerà sui termovalorizzatori, ma soprattutto sulla raccolta differenziata e su una maggiore responsabilizzazione dei sindaci.
Tra gli obiettivi della legge, quello di ridurre all’origine la produzione di rifiuti, soprattutto quelli non riciclabili, adottando anche forme di incentivazione; promuovere il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti urbani e speciali promuovendo la raccolta differenziata dei solidi urbani, puntando soprattutto al sistema di raccolta porta a porta. La legge punta anche ad incrementare l’utilizzo di impianti di smaltimento di nuova tecnologia a basso impatto ambientale e a ridurre lo spostamento dei rifiuti nel territorio; l’ottimizzazione dello smaltimento in impianti prossimi ai luoghi di produzione.
L’articolo 2 affida alla Regione la promozione della gestione integrata dei rifiuti come complesso delle attività volte a ridurre la quantità dei rifiuti prodotti, nonché ad ottimizzare la raccolta, compresa la differenziata, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. Affidati a Palazzo d’Orleans anche l’approvazione del piano regionale di gestione dei rifiuti, la verifica di conformità al piano regionale di gestione dei rifiuti dei piani d’ambito, il rilascio dell’autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti sanitari, l’autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti, la determinazione dei criteri per determinare misure compensative in favore dei soggetti proprietari degli impianti di recupero, trattamento e smaltimento da conferire all’Autorità d’Ambito, dei comuni interessati dall’impatto ambientale determinato dalla localizzazione degli impianti di recupero, trattamento e smaltimento. Alla Regione assegnate anche le funzioni di approvazione dei progetti e di autorizzazione all’esercizio delle attività relative ad impianti di recupero e smaltimento rifiuti; l’elaborazione, l’approvazione e l’aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate; l’autorizzazione a smaltire, per un periodo limitato, rifiuti urbani presso impianti ubicati fuori dal territorio provinciale di produzione degli stessi; le disposizioni tecniche e le prescrizioni per l’organizzazione della gestione dei rifiuti speciali; l’attivazione della raccolta differenziata dei rifiuti non pericolosi.
La raccolta differenziata in Sicilia dovrà arrivare a quota 65% nel giro di cinque anni, entro il 2015, e il 50% dei rifiuti dovranno essere riciclati. Obiettivo ambizioso, se si considera che attualmente la media della differenziata nei comuni dell’Isola non arriva neanche alla doppia cifra. Quota che il governo intendeva raggiungere entro il 2012, ma un emendamento presentato dal Pd e approvato da Sala d’Ercole ne allunga i tempi. Resta inalterata la quota, insomma, ma gli Ato avranno più tempo per centrare gli obiettivi. Per quest’anno, 2010, gli Ato dovranno raggiungere il 20% di differenziata e il 15% di rifiuti recuperati, mentre entro i prossimi due anni, la percentuale di differenziata sale al 40%, e la quota di riciclo passa al 30%. Passa un altro emendamento del Pd che stabilisce che dovrà essere definito un piano per l’ampliamento delle discariche pubbliche esistenti e nuove discariche pubbliche, sufficienti per soddisfare il fabbisogno per il conferimento di rifiuti degli Ato per i prossimi tre anni.
Commissariamento dimezzato per gli Ato, d’ora in poi Srr. Resta la mannaia, previa diffida, della decadenza dei cda di quelle società che non raggiungeranno gli obiettivi prefissati. La Regione potrà sostituirne i vertici, ma solo per sei mesi, rinnovabili una volta, e non dodici come intendeva fare il governo. Il commissariamento riguarda anche sindaci e presidenti della Provincia a capo delle società. I piani d’ambito, vale a dire il complesso delle attività necessarie a garantire la gestione integrata, dovranno essere redatti da ciascuna Srr a partire dalle indicazioni della Regione.
Via libera anche ad azioni per la prevenzione della produzione di rifiuti. Regione, enti locali ed Srr sosterranno e incentiveranno azioni finalizzate a contenere e ridurre la quantità di rifiuti prodotti, iniziative per la diffusione di acquisti ecocompatibili, campagne informative per l’adozione di comportamenti “verdi”. Saranno incentivate poi la raccolta differenziata e le forme di recupero, cioè la produzione di manufatti per uso civile e industriale realizzati con materie provenienti dalla differenziata, e riorganizzando il sistema di raccolta, in particolare quella porta a porta.
Spazio alla riduzione della produzione dei rifiuti da parte delle pubbliche amministrazioni, che dovranno, tra l’altro utilizzare per i loro uffici carta riciclata, almeno il 40% entro il primo triennio dall’entrata in vigore della legge, e promuovere la raccolta differenziata nei loro uffici. Il rilascio delle autorizzazioni per le medie e grandi strutture di vendita è condizionato alla presentazione del bilancio dei rifiuti prodotti e auto smaltiti.
Ogni tre anni le Autorità d’ambito dovranno provvedere alla verifica della congruità dei prezzi rispetto alle condizioni di mercato, applicate a parità di prestazioni. Se il prezzo applicato dal gestore dovesse risultare superiore al 5% di quello nazionale, i comuni possono recedere dal contratto d’appalto e provvedere ad un’autonoma organizzazione del servizio sul proprio territorio. I comuni dovranno però garantire il raggiungimento dei medesimi risultati di servizio e i livelli di differenziata e riassumere a proprio carico il personale delle società e dei consorzi d’ambito. Saranno le società consortili a stipulare e sottoscrivere l’affidamento dei contratti d’appalto, avvalendosi degli Urega, gli uffici regionali per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici.
Salvatore D’Anna / SiciliaInformazioni.com
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