l’Agorà: “nui simmi ro sud!”
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Nino Plano |
7 aprile 2010 - 11:54 |
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“Sud, nui simmi ‘ro sud”…..così cantava Renzo Arbore e la sua band in una bellissima canzone degli anni ’80. Noi siamo del Sud e, come scrivevo qualche settimana fa, potremmo vivere tutti agiatamente di sole e di mare. Invece ci ritroviamo a fare i conti con il sottosviluppo, perchè di questo si tratta, con associazioni territoriali del tipo Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Camorra che si sono arricchite sfruttando, oltre alle attività illecite, quelle risorse che il territorio possiede e tutti i finanziamenti che lo Stato e gli altri Enti hanno elargito.
Siciliani, Calabresi, Campani e Pugliesi accomunati dallo stesso destino: la Salerno-Reggio Calabria.
È in questa arteria, che chiamare autostrada è pura presunzione, che si può leggere tutta la nostra storia. Un’opera costata tanti miliardi -che più male di così non si poteva fare – e che ancora oggi è un continuo cantiere. Quello che ho detto sulla Sanità in Sicilia vale anche per questi nostri sfortunati fratelli. Forse era meglio restare con i Borboni, dice qualcuno che non ha ancora digerito l’annessione forzata di Garibaldi al Regno piemontese, ma la storia ha deciso così. E allora che fare?
Le recenti elezioni regionali hanno registrato il clamoroso successo della Lega di Bossi che, nonostante gli eccessi, ha tributato ai “padani” il giusto riconoscimento per il legame profondo con in territorio. I leghisti hanno saputo capire le esigenze del loro popolo e le hanno portato in parlamento per cui ci ritroviamo ad un passo dal federalismo che fino a qualche tempo fa sembrava una boutade di Bossi & C. che, però, dal giuramento di Pontida sono arrivati alle cene di Arcore dove si discutono le riforme istituzionali.
E il Sud che fa?
Il tentativo di formare una coalizione meridionalista , azzardata dall’MPA del Presidente Lombardo, non mi sembra abbia avuto tanto successo ed il motivo è facilmente intuibile: non abbiamo una comunità d’intenti, non siamo la Padania, non abbiamo interessi economici comuni da difendere.
Dalla Sicilia alla Puglia sembra ci siano migliaia di chilometri, ma forse c’è meno strada che da Milano a Venezia, solamente che lassù ci vuole qualche oretta di autostrada, da noi bisogna affidarsi a Padre Pio. E allora perchè non unirsi? Perchè non combattere sotto la stessa bandiera? Quella di un Sud che non ce la fa più? Quella di tanti padri che non sanno più che fututo aspetta i loro figli. Quella di tanti giovani che sono costretti, ancora una volta, a lasciare le loro terre per realizzare i loro sogni. Quella di tanti imprenditori che vorrebbero sviluppare le loro aziende ma che non possono farlo. Chi stiamo aspettando?
So che qualche politico sta lavorando per un Partito del Sud. Mi auguro che sia un tentativo sincero di mettere assieme quanti stanno aspettando che qualcuno si muova perchè- la storia ce lo insegna- i cambiamenti avvengono quando il popolo trova il suo leader, la sua guida. Perchè se si muove il popolo da solo diventa una sommossa e verrà repressa, se si muovono solo i politici il cambiamento è gattopardesco e non succederà nulla.
Occorre che i leader cerchino il popolo, escano dalle loro stanze, accantonino i loro privilegi e le auto blu, spengano i loro computer, brucino tutti i sondaggi e scendano nelle strade, nelle piazze, negli ospedali, negli uffici, nei cantieri, nel traffico, nelle scuole.
Occorre che essi tocchino con mano i problemi della povera gente, di chi non ce la fa più, di chi ha paura del futuro, e che ridiano speranza alle nuove generazioni.
Occorre che si ritorni a parlare la stessa lingua del popolo e non il solito politichese.
Occorre abbattere le barriere ideologiche e ritrovarsi tutti assieme a lavorare per il bene comune.
Sono convinto che questo processo dovrà partire dalla nostra terra, dalla Sicilia che ha fatto il Vespro e che quando vuole sa combattere.
Occorre che qualcuno suoni l’adunata.
Stiamo aspettando fiduciosi, e siamo in molti.
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