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Arrestato un monteleprino coinvolto in un sequestro di persona

 
Giacomo Maniaci
Giacomo Maniaci
27 maggio 2010 - 15:29

C’è anche un monteleprino coinvolto nel rapimento di un finanziere turco,  Adnan Sakli, sequestrato lo scorso 14 maggio a Rimini e liberato dopo quattro giorni dalla polizia nella cittadina romagnola. Si tratta di Salvatore Badalamenti, 59 anni, ammanettato stamattina in casa della madre a Montelepre, dove era tornato da qualche giorno, con l’accusa di essere uno dei complici del sequestro. Tra i fermati per lo stesso reato anche Fabio Deana, 61 anni, originario di Riese Pio X (Treviso); Marco Ottavi, 51 anni, di Monterotondo (Roma); Paolo Quagliarini, 58 anni, di Campiglia Marittima Livorno; Carlo Giuseppe Nicolosi, 50 anni, di Palermo.

Il finanziere turco, tenuto alcuni giorni in un cascinale di Chiusi, in Toscana, era stato trasferito nuovamente a Rimini per completare l’operazione finanziaria di trasferimento di titoli ai suoi sequestratori per una cifra sbalorditiva, circa 27 miliardi.
Il blitz ha consentito non solo di salvare l’ostaggio ma anche di arrestare nove persone, otto italiani e un etiope. La banda criminale aveva escogitato nei minimi particolari il piano per estorcere, in cambio della liberta’ personale e della vita, una firma all’ostaggio. Il finanziere turco, cardiopatico grave e sottoposto a intensa cura farmacologica, era rimasto privo dei necessari medicinali nei quattro giorni di sequestro con pericolo serio per la sua vita.
Nel riserbo piu’ assoluto, la polizia e’ riuscita a individuare i capi della banda che nelle loro conversazioni usavano un linguaggio criptato e utilizzavano telefono, Skype, Voip ed e-mail a orari prestabiliti e pianificati, con l’aiuto di fiancheggiatori professionisti. La cellula principale operava a Roma con collegamenti a Verona, dove erano presenti addetti alla traduzione di documenti che il turco, tornando a Rimini, avrebbe dovuto firmare per portare a termine l’operazione finanziaria da 27 miliardi di euro. Da lui, i sequestratori volevano la firma per una procura a gestire un portafoglio titoli, su banche estere.
“Sono stato sequestrato, mi hanno portato via con le armi”: queste le prime parole dopo la liberazione di Adnan Sakli. Oltre ai quattro del commando iniziale che ha messo in atto il sequestro materiale – Francesco Proietto, 59 anni, originario di Santa Maria Licata (Catania); Michele Giovani Amandini, 64 anni, di origine etiope, ritenuto il capo del gruppo; Gaetano Scafa, 59 anni, di Torre Annunziata (Napoli); Raoul Di Bernardo, 51 anni, originario di Tagliacozzo (L’Aquila), sono finiti in manette a Roma durante la liberazione dell’ostaggio, mentre stavano per recarsi da un notaio romano a firmare la procura che avrebbe dovuto consentire a uno di loro di negoziare i titoli- altre cinque persone, fermate successivamente in varie parti d’Italia, che hanno collaborato e preso parte a vario titolo al sequestro. Si tratta di Fabio Deana, 61 anni, originario di Riese Pio X (Treviso); Marco Ottavi, 51 anni, di Monterotondo (Roma); Paolo Quagliarini, 58 anni, di Campiglia Marittima Livorno; Carlo Giuseppe Nicolosi, 50 anni, di Palermo; Salvatore Badalamenti, 59 anni, di Montelepre (Palermo).
Un sequestro, come sottolineato dallo stesso procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, dai contorni ancora tutti da chiarire, tanto che la stessa notizia del fatto, per motivi investigativi, e’ stata tenuta riservata fino ad oggi, a convalida gia’ avvenuta dei fermi di parte della banda. Bisogna chiarire, hanno spiegato gli inquirenti, innanzitutto la ricostruzione dei fatti cosi’ come e’ stato riferito dal sequestrato e da altre persone, ma anche il riscontro degli stessi, la reale figura del finanziere turco e la reale esistenza o meno del pacchetto titoli miliardario. (AGI) .



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