Mafia: termovalorizzatori e vino negli affari delle cosche, 19 arresti
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Redazione |
10 giugno 2010 - 10:12 |
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I boss avrebbero mostrato il loro interesse anche per il termovalorizzatore di Bellolampo. E’ uno degli aspetti svelati dal maxi blitz della questura di Palermo, nel corso del quale e’ stato eseguita una ordinanza di custodia cautelare della DDA nei confronti di diciannove persone. Il provvedimento, firmato dal Gip, Maria Pino, e’ il frutto di indagini che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e di servizi sul territorio nei confronti dei massimi esponenti di vertice di Cosa nostra palermitana a partire dagli anni 2005-2006. Gli inquirenti hanno svelato i sofisticati sistemi mediante i quali l’organizzazione mafiosa ha mantenuto nel tempo un pervasivo controllo di tutto il ciclo produttivo del mercato edilizio – dalla fase di acquisto dei terreni, alla gestione delle cave di inerti, all’imposizione delle imprese addette a tutti i comparti produttivi dell’edilizia, fino alla fase di smaltimento dei materiali di risulta nelle discariche – “con interessi – spiegano gli investigatori – che si proiettavano anche sui lavori concernenti l’esecuzione dei lavori per la realizzazione di un termovalorizzatore a Bellolampo”. (ITALPRESS).
Tra le 19 persone arrestate nell’operazione antimafia coordinata dalla Dda di Palermo, ci sarebbe l’imprenditore Francesco Lena, ingegnere, titolare di una nota azienda enologica, la Santa Anastasia, che produce vini di qualità ed è citata nelle più importanti guide enologiche. L’azienda, nata 30 anni fa, si trova nel territorio di Castelbuono (Pa) e sorge tra le colline, intorno a un’antica abbazia. Secondo i magistrati, per la sua attività Lena avrebbe investito denaro di alcuni boss palermitani. (LiveSicilia)
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