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Amare considerazioni, dopo che i buoi sono scappati

incendio

 

Il danno di questi giorni, di queste ore è immane: Monte Gibilmesi, bosco di Casaboli, Santa Venere. Roghi che si aggiungono agli altri di questa torrida e interminabile estate 2017. Più si ha conoscenza della indispensabilità dei boschi, più si opera contro di essi. Follia allo stato puro. Che fare?

  • Smantellare la catena di comando preposta alla prevenzioni degli incendi. Dal vertice fino all’ultimo degli operai forestali (se colpevoli anche solamente di “omissione”). Su chi si accertano responsabilità specifiche, devono scattare le manette. Nel campo della repressione siamo in un imperdonabile ritardo!
  • Non chiedere lo “Stato di calamità”. Non un centesimo in più deve arrivare da Roma o dall’Europa (e ciò valga anche per le altre regioni d’Italia). Il problema “roghi” nasce in Sicilia: se la sbrigassero i siciliani. Non siamo di fronte ad alcuna calamità naturale! Il problema si chiama inettitudine (nella migliore delle ipotesi) e complicità (nella peggiore). E soprattutto il problema si chiama “impunità”. Per affrontare ciò non occorre aumentare i flussi di denaro, ma ridurli il più possibile.
  • Scongiurare l’uso dei “canadair” privati. C’è un palese, e sospetto, conflitto di interessi. Prevenire e spegnere gli incendi (e individuare e punire i colpevoli), è compito della Regione e dello Stato e della Magistratura. I privati non c’entrano.
  • Sfruttare le nuove tecnologie, specie per la prevenzione incendi. Ci sono videocamere ovunque, quasi sempre per uso privato. In ogni matrimonio, o 1^ comunione (o altre scemenze del genere), si alzano in volo “i droni”, che riprendono dall’alto gli invitati. Possibile che questi preziosi strumenti si debbano fermare alle soglie di un bosco, di una Riserva Naturale?
  • Tra qualche mese voteremo per il nuovo Governo della Sicilia. In cima a tutto, nell’agenda politica, dovrebbero stare: il lavoro; l’emergenza acqua (potabile e irrigua); l’emergenza incendi (a seguire il resto). Allo stato attuale, di ciò non trapela nulla. Solo toto-nomi: le poltrone al vertice delle priorità. Parola d’ordine è: vincere. Con qualunque programma (ma anche senza); con qualunque mezzo consentito, con qualsiasi squadra, con qualsiasi alleanza. Si ha la sensazione di non essere messi bene.
  • Quad’ero più giovane, andando a Palermo, con la corriera o con l’automobile, attraversavo Piano dell’Occhio. Il tratto che va dalla trattoria “Zu Caliddu”, fino all’incrocio con Torretta, era costeggiato da altissimi pini, cipressi, eucalipti. Davano ombra e fresco. Costeggiavano, abbracciavano e proteggevano la strada e i passanti. Che giù ci fosse Torretta, lo sapevamo per sentito dire. Talvolta, di sera, un istrice o una volpe attraversavano la strada. Qualche anno fa il bosco, dalla base alla cima, e’ andato in fumo. Ora si costeggia lo strapiombo. E si vede Torretta in basso, e un panorama che arriva fino a Villagrazia (di Carini) e oltre. Persino il mare e Ustica se c’è buona visibilità. Spesso rovinano pietroni sulla carreggiata. Chi ci passa adesso, e non conosce la zona, non saprà mai com’era prima.

Amare considerazioni, dopo che i buoi sono scappati ultima modifica: 2017-08-04T13:52:08+00:00 da Salvatore Badalamenti
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  • renato Brignoli

    La stagione degli incendi

    Troppo devastante è stata la stagione degli incendi( la ciclicità annuale dell’evento fa pensare alle stagioni) . Il bilancio dei roghi è grave: sia per le aree incolte che boschive. Nemmeno i parchi naturalistici si sono sottratti alla devastazione del fuoco. I piromani sono stati iper-attivi.

    C’è il sospetto che ci sia una relazione tra il precariato forestale e gli incendi. Nel senso che ci sono delle “mele marce ” che appiccano il fuoco per poi spegnerlo. Creare allarme e quindi lavoro. Come non si possono escludere, lo dice il WWF, interessi nascosti tra le società, che la Regione sceglie per gara d’appalto, che gestiscono aerei, elicotteri ed il cui guadagno è legato alle ore di volo. Non si può escludere neppure il sospetto business del ripristino delle aree bruciate. Intorno ai roghi ci sono enormi interessi. C’è pure che le aree protette, specialmente quelle lungo le coste, vengono viste con ostilità da parte di alcune categorie di persone che coltivano altri interessi.

    A peggiorare la situazione c’è che l’attività di prevenzione e di controllo degli incendi in aree boschive è scarsa. La Regione, a cui compete la gestione del patrimonio boschivo , per ragioni di economia arriva dopo l’incendio a fare prevenzione. Anche i Comuni hanno le loro responsabilità, perché si interessano del territorio solo quando bisogna cementificarlo .

    PS. Diversi cittadini incominciano a manifestare pubblicamente, e non solo nei social network ma anche nella piazza non virtuale, l’insofferenza nei confronti dei roghi. Ci si ribella ai piromani. Sembra che tanti cittadini non vogliono più stare a guardare . Vogliono organizzarsi in comitati civici e ronde antincendio. Non vogliono più tollerare che l’armonia e la bellezza di un bosco diventi nera cenere.